L’AI è sempre più visibile in Formula 1. Ma quanto è davvero dentro lo sport?

ai in formula 1

Ultimamente, quando guardo una gara di Formula 1, la mia attenzione finisce sempre sugli stessi posti. Non sulla traiettoria in curva. Non sulla strategia ai box , ma sui loghi.

Meta AI su Mercedes. Gemini (cioè Google) su McLaren. Claude di Anthropic su Williams. CoreWeave sul tunnel del vento di Aston Martin. IBM su Ferrari. AWS come partner globale della F1. E Perplexity sul casco di Hamilton.

L’elenco da marzo è cresciuto parecchio.
E guardandolo, viene spontanea una domanda: tutta questa AI serve davvero? O è soprattutto marketing?

La F1 è sempre stata uno sport di dati

Prima di rispondere, vale la pena mettere un punto fermo.

La Formula 1 non ha aspettato ChatGPT per usare l’intelligenza artificiale. Le simulazioni aerodinamiche, i modelli predittivi per la strategia gara, la telemetria in tempo reale: tutto questo esiste da anni. I team ragionano sui dati da sempre.
Quello che è cambiato non è tanto la sostanza. È la visibilità. E i soldi.

Secondo Ampere Analysis, nel 2026 la spesa globale in sponsorizzazioni F1 supererà per la prima volta i tre miliardi di dollari. La categoria tecnologia ha sorpassato quella finanziaria. Solo negli ultimi sei mesi sono stati firmati otto nuovi accordi con aziende di AI.

Otto. In sei mesi.

Ma stavolta qualcosa è diverso

Quando entra una nuova industria nella F1, lo schema è sempre lo stesso. Ci è passato il tabacco, la finanza, il crypto: prima i loghi, poi forse la sostanza.

Questa volta sembra diverso. Almeno in alcuni casi.

Oracle non è solo un nome su Red Bull: lavora con il team su un agente AI per supportare le decisioni in gara. CoreWeave non è solo uno sponsor di Aston Martin: ha spostato tutta l’infrastruttura di calcolo del team sul cloud. IBM entra in Ferrari non per mettere un logo sulla carrozzeria, ma per alimentare statistiche in tempo reale, app per i tifosi e riepiloghi gara generati dall’AI. AWS lavora direttamente con la Formula 1, non con un singolo team, per portare in tv insights in diretta e persino design generativi per i trofei. McLaren usa Gemini di Google insieme agli agenti AI di Salesforce per le analisi interne. E Williams ha dato a Claude di Anthropic un ruolo ufficiale: “Thinking Partner” del team.

La novità del 2026 è questa: lo sponsor e il fornitore di strumenti coincidono. Il logo sul cofano non è più separato dagli strumenti che usano gli ingegneri. Sempre più spesso sono la stessa cosa.

Il motivo c’è, ed è tecnico

Le nuove regole del 2026 hanno cambiato tutto. È il reset regolamentare più grande da oltre un decennio: nuovi motori, nuova aerodinamica, tutto da ridisegnare.

In questo contesto, chi riesce a valutare migliaia di varianti progettuali in poco tempo ha un vantaggio enorme su chi dipende solo dalle ore in galleria del vento. L’AI non è un optional. Diventa uno strumento di sviluppo concreto.

Però attenzione

Detto questo, non tutto è così integrato come sembra.

Alcune attivazioni rimangono attivazioni. Un simulatore brandizzato nel paddock club, una livrea speciale, un’esperienza fan con l’AI come protagonista. Cose visibili, di impatto, ma lontane dai processi decisionali veri.

Il punto non è se l’AI in F1 sia marketing o sostanza. Spesso è entrambe le cose insieme.

La domanda giusta è un’altra: chi di queste aziende sta costruendo qualcosa che durerà oltre la stagione? Chi sta davvero entrando nei processi, nelle simulazioni, nelle strategie, nello sviluppo, e chi sta solo comprando visibilità in un momento favorevole?

La Formula 1 è brava a fare questa selezione naturale. Di solito ci vogliono un paio di stagioni.

Sarà interessante vedere chi resta.